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Anestesista veterinario

Anestesista veterinario: perché è importante?

Il ruolo dell'Anestesista Veterinario è, ormai, universalmente riconosciuto come estremamente importante, al pari della Medicina Umana.

Indice dell'articolo

Anestesista: cosa fa?

Con il termine “Medico Anestesista” si intende il medico veterinario diplomato al College di specialità (il solo a poter essere effettivamente chiamato con il titolo di “Specialista” in anestesia veterinaria) oppure il medico veterinario che svolge abitualmente attività clinica come anestesista (risultando quindi un “Esperto” per servizio e non per titoli, che svolge l’attività specialistica)

In Medicina Veterinaria l’Anestesia Generale e la Sedazione sono tecniche ampiamente usate, non solo nell’ambito degli interventi chirurgici, peraltro sempre più impegnativi e tecnicamente complessi, ma anche in varie procedure diagnostiche che richiedono l’immobilità, soprattutto in caso di soggetti poco collaborativi.

Gli anestesisti effettuano:

  • una corretta e scrupolosa visita anestesiologica
  • applicano protocolli adeguati per il singolo caso, in base ai risultati della visita
  • effettuano quando necessario anestesia locoregionale
  • combinano farmaci per la terapia del dolore intra e post operatoria.

In cosa consiste la visita anestesiologica?

La visita ha lo scopo di:

  • valutare l’animale prima dell’anestesia
  • raccogliere dal proprietario le informazioni utili
  • visitare l’animale dal punto di vista clinico e strumentale
  • esporre la necessità o meno di accertamenti ulteriori
  • attribuire al soggetto la classe di rischio per la procedura
  • informare correttamente e chiaramente il proprietario, così da evitare dubbi, fraintendimenti, timori infondati.

La visita è indispensabile per scegliere la tecnica anestesiologica più adatta, in relazione alle caratteristiche del paziente ed al suo stato clinico, alla procedura chirurgica/diagnostica, alla gestione postoperatoria.

La visita anestesiologica si inquadra nell’ambito della valutazione prechirurgica del paziente, effettuata in compartecipazione da chirurgo e anestesista.

Serve, quindi, all’anestesista ad avere un primo contatto sia con il paziente, in modo da conoscerlo, visitarlo, valutarlo, vedere se sono necessari ulteriori accertamenti dello stato di salute, sia con il proprietario, colui che meglio di chiunque altro può informarlo del carattere, del passato, della storia sanitaria del proprio animale.

Esattamente come in Medicina Umana, nessuna anestesia sarà mai sicura al 100%, come per noi, anche in un soggetto giovane e sano il rischio anestesiologico non potrà mai essere assente: proprio per questo l’anestesia è una delle procedure che più spaventano il proprietario.

Paura dell’anestesia: un timore infondato

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I timori che si sviluppano risultano però, molto spesso, in gran parte infondati: anche soggetti anziani o con patologie, dopo adeguata valutazione e stabilizzazione, nella maggior parte dei casi possono essere messi in grado di sopportare un’anestesia, se necessario.

Con la visita anestesiologica, inquadrando la situazione del soggetto, possiamo illustrare e quantificare con chiarezza il rischio anestesiologico, informando il proprietario sugli eventuali problemi annessi e connessi e sulle tecniche e le strategie che utilizzeremo per ridurli al minimo, per avvicinarci il più possibile a quel tanto desiderato 100% di sicurezza durante l’anestesia.

Contestualmente poi, anche il chirurgo fornirà tutte le spiegazioni circa le dinamiche dell’intervento, i benefici ed i rischi relativi, il decorso postoperatorio, concludendo così la valutazione prechirurgica del paziente.

Il monitoraggio durante l’anestesia

Il monitoraggio delle funzioni vitali del paziente in corso di anestesia è un aspetto fondamentale, perché permette di valutare in modo accurato lo stato clinico e di intervenire in modo tempestivo qualora si notino alterazioni pericolose.

Esistono due tipi di monitoraggio, entrambi importanti:

  • quello clinico (rilevazione di colore delle mucose, tempo di riempimento capillare, frequenza cardiaca, caratteri del polso, frequenza e profondità del respiro, posizione del bulbo oculare, riflesso palpebrale e pupillare, tono mandibolare, temperatura corporea)
  • quello strumentale (elettrocardiografia, pulsiossimetria, misurazione della pressione arteriosa, capnografia, spirometria, monitoraggio gas e alogenati, temperatura, monitoraggio del blocco neuromuscolare).

In generale, più numerosi saranno i parametri rilevati, più accurata e precisa sarà la valutazione complessiva del paziente e quindi dell’andamento dell’anestesia.

Il monitoraggio perioperatorio, cioè prima, durante e dopo la procedura chirurgica e anestesiologica, rappresenta la carta vincente per la sicurezza del paziente: ci permette infatti di rilevare le alterazioni il più precocemente possibile e di correggerle prontamente prima che diventino pericolose e irrimediabili.

In quest’ottica il monitoraggio continuato clinico e strumentale da parte del Medico Anestesista, sempre presente dalla premedicazione fino al risveglio completo del paziente, fa davvero la differenza.

Il contributo fornito in sala operatoria dal nostro monitor Datex-Ohmeda S/5 risulta poi davvero prezioso:

  • il monitoraggio elettrocardiografico consente di identificare in tempo reale e trattare eventuali aritmie cardiache;
  • la pulsiossimetria fornisce informazioni su variazioni dell’ossigenazione del sangue;
  • la misurazione della pressione arteriosa (effettuata con il metodo indiretto oscillometrico o quando possibile con il più preciso metodo diretto) dà importanti indicazioni sulla profondità dell’anestesia e sullo stato emodinamico del paziente;
  • capnometria, capnografia, spirometria e monitoraggio dell’agente anestetico inalatorio permettono di valutare l’adeguatezza della ventilazione e la profondità dell’anestesia, evitando sovradosaggi di anestetici e analgesici;
  • la misurazione in continuo della temperatura permette di evidenziare e arginare riduzioni eccessive della temperatura corporea, favorite magari alla durata dell’intervento o alla piccola taglia del soggetto”.
  • il monitoraggio dell’effetto degli agenti bloccanti neuromuscolari consente di utilizzare tali farmaci, potenzialmente anche pericolosi ma in certi casi veramente indispensabili (chirurgia oftalmica, chirurgia toracica), nella massima sicurezza, evitando le complicazioni tanto temute in Medicina Umana.

Quindi da oggi in poi, mai più timore dell’anestesia, ma solo la consapevolezza di scegliere strutture che abbiano questo professionista internamente.

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